Le mie scarpe nere di vernice non luccicano più, la polvere del vialetto le ha coperte come cenere dopo pochi passi. La facciata dell'Hotel Harvest è geometrica e regolare, finestre e balconcini tutti uguali, linee verticali e orizzontali, le battute di un pentagramma di cemento. L'ingresso è spalancato, ma la luce si ferma sulla soglia… forse non è la benvenuta. Le pupille si dilatano lentamente e l'oscurità si apre come un sipario sul sorriso obliquo del concierge. "Buon pomeriggio signore, è qui per mietere o per seminare?" "Mi scusi?" "Mietere o seminare..." Lo ripete in modo distratto, senza alzare gli occhi da un quaderno sul quale annota con una penna. "Mietere dice…? Ma… mi scusi non è un hotel questo?" sono confuso. "Esattamente… Hotel Harvest…" e con il dito indice picchietta il ricamo sbiadito sul panciotto che recita H.H. "Non capisco…" resto confuso. "Non mi dica che non è familiare con il concetto di raccolto negli Hotel…" Espira alzando gli occhi al cielo, come farebbe un padre paziente con un figlio che non sa allacciarsi le scarpe, poi punta i suoi occhi dritti nei miei e dice: "Concorderà con me quando dico che non esistono Hotel con una stanza sola, e con il passare del tempo il numero di persone che ogni stanza ha ospitato diventa sempre più alto. Va da sé che con una così abbondante semina, dopo poco il raccolto diventa assai ricco..." Fa una pausa per cogliere in me un cenno di intesa, lo deludo. "Mi perdoni ma quello che dice non ha senso…" Quest'ultima frase mi fa guadagnare un ennesimo sguardo accondiscendente e una svogliata spiegazione: "E va bene, facciamo un passo indietro allora… Pensi ad una persona come ad una pianta. Nello stesso modo in cui una pianta resta immobile sulle sue radici e cresce, una persona vive la sua vita principalmente nella propria casa… Ma le piante generano semi, e cosa sono i semi se non piccole parti della pianta che si spargono in diversi luoghi, lontano dalle sue radici, per attecchire laddove il terreno è fertile? Così fanno le persone: quando viaggiano, quando escono dalle proprie case, vivono piccole parti della loro vita lontano dalle loro radici, piccoli semi di vita piantati altrove… e dove vive la gente quando viaggia? Quando è lontana da casa? Vive negli alberghi! Lì dove i semi di vita attecchiscono e poi, con il tempo, possono essere raccolti…" Mi accorgo di essermi chiuso nelle spalle, le mie sinapsi esplodono in mille scintille mentre cerco di trovare una frase da dire che mi possa far uscire dalla conversazione, senza offrire all'uomo alcuno spunto per ricominciare a sottopormi la sua evidente follia… Il mio pragmatismo ha il sopravvento e tento di tornare al motivo per cui sono qui, ignorando lo sproloquio: "Vorrei una stanza... solo per stanotte, se ne ha una libera da subito gradirei occuparla immediatamente…" "Ho capito, è ovvio… come può decidere cosa mietere se non conosce il contenuto delle stanze?… mi deve perdonare, la accompagno subito per un sopralluogo…" … niente da fare… non penso di avere il coraggio di contraddirlo… e' indubbiamente pazzo… ed in quanto pazzo, è imprevedibile… la mia miglior possibilità resta quella di assecondarlo, nella speranza che la situazione non peggiori.

1 - "Stanza numero uno!". Mi sorride, allunga la mano sulla maniglia ed apre la porta con un gesto ampio che mi invita a guardare dentro. Continua con la sua esposizione con l'atteggiamento di una guida in un museo: "Sente l'odore stantio di polvere da sparo? Le ragazze delle pulizie non sono riuscite a liberarsene del tutto... Sotto il comò hanno trovato anche alcuni biglietti da 100, ma oramai non ve n'è più' traccia, sa com'è con i soldi… Davvero dei ragazzi educati, silenziosi… Quante ore hanno passato chiusi in questa camera per prepararsi su ogni dettaglio… Con questo colpo ci sistemiamo a vita… ripetevano a turno… Per fortuna non era la stessa banca dove deposito i miei risparmi ha ha ha… Vuole vedere la pallottola che hanno dimenticato dietro alla lampada sul comodino?" "No… la ringrazio… non me la sento…" Ormai sono completamente in balia del suo blaterare...

2 - "Stanza numero due! Il letto non è più molto comodo purtroppo, tutto quell'oscillare e saltellare ha messo a dura prova la struttura della rete, i colpi della testiera contro il muro hanno anche lasciato il segno… Una coppia poco socievole direi, penso di non averli mai visti fuori da questa stanza se non per fare colazione… non sembrava avessero molto da dirsi... in compenso però sapevano comunque farsi sentire!" Mi strizza l'occhio e mi punzecchia con il gomito sul braccio. Provo a sorridere ma riesco solo ad alzare l'angolo sinistro della bocca in un ghigno poco convincente.

3 - "Non faccia caso al quella macchia sul tappeto, è whiskey, o bourbon, o vino, forse vodka... Sicuramente non è acqua… Periodicamente dovevo bussare a questa porta per entrare e raccogliere le bottiglie di vetro vuote che rotolavano sul pavimento… era scortese quest'ospite, non mi guardava mai negli occhi e non ricambiava mai il saluto… sempre perso a guardarsi la punta delle scarpe… come se stesse scendendo i gradini di una scala a chiocciola infernale…" Fa una pausa pensierosa e mi fissa, forse si aspetta che dica qualcosa. Lo deludo ancora.

4 - "Aveva gli occhi buoni… E un sorriso stanco… una ragazza con tanto amore per la vita… ma purtroppo troppa poca vita da amare… tossiva sempre con un suono garbato, quasi piacevole... povera ragazza… mi chiedeva sempre di prepararle del te' alle rose… quell'ultima tazza però è rimasta a freddarsi e per settimane prima che mi decidessi a svuotarla…" Si strofina gli occhi con il dorso della mano, si asciuga la mano sui pantaloni e torna a sorridermi con la sua miglior espressione da venditore.

5 - "Quante storie mi ha raccontato questo ragazzo! Una barba tanto lunga quanto la sua lingua! Era stato in paesi che nemmeno sapevo fossero disegnati sulla cartina… Aveva conosciuto persone importanti e aveva cantato nelle peggiori bettole dei peggiori sobborghi… Mi teneva sveglio tutta la notte con i suoi aneddoti, eppure avevo l'impressione che avesse più bisogno lui di raccontare che io curiosità di sapere… Secondo me era più solo che solitario…" Ormai non si aspetta più nessuna reazione da me, ci muoviamo da una stanza all'altra velocemente. Chiude una porta, ne apre un'altra.

6 - "Due amici... qualche malizioso poteva pensare che condividendo una stanza sola potessero essere... Sa… dei sodomiti insomma… non che ci sia alcun problema sia chiaro! Io sono sempre stato di ampie vedute! Ma non era davvero questa la realtà del loro rapporto secondo me… Sembrava che fra loro ci fosse quel tacito accordo che non ha mai bisogno di essere esplicitato, come fra commilitoni… io che ho fatto la guerra lo so bene! Ti copro le spalle dicevamo… Si tratta di fiducia… due buoni amici ecco tutto…"

7 - "Ha lasciato la camera più in ordine di come l'aveva trovata… E non mancava mai di augurare il buongiorno a tutti…Una vera signora come non se ne vedono più mi creda! Così per bene... con i capelli sempre impeccabili e le mani curate… Le offrivo sempre una fetta di torta dopo il caffè, e lei ogni volta la rifiutava con così tanto dispiacere e così tante scuse che avrei giurato stesse per accettarla solo per farmi contento… Chissà cosa cercavano quei due poliziotti che hanno chiesto di lei il giorno dopo che libero' la stanza…"

8 - "aveva sempre i capelli bagnati… lasciava le impronte dei suoi piedi fradici su tutta la moquette è in piena il fiume? E' in piena il fiume? Sembrava un pappagallo, continuava a ripeterlo… A volte nuotare è piacevole diceva: l'acqua è fresca e la corrente ti accarezza sì, ma poi PLUF! Qualcosa ti tira a fondo! E non importa quanto le tue braccia si diano da fare, non torni più su. Un disco rotto… parlava sempre di quanto fosse difficile nuotare nel fiume… ho sempre pensato che per lui fosse una metafora per lo più... ma non ho fatto in tempo a chiederglielo… una mattina andò a fare una nuotata... non è mai tornato a riprendersi le scarpe"

9 - "Quell'uomo sì che ci sapeva fare… ohh sì... gli uomini lo invidiavano e le donne lo volevano! Anche più di una donna alla volta! Ehhh sì, lui di certo si accorgeva di come lo guardavano gli altri ospiti, certe occhiatacce taglienti! Ma non sembrava importargliene per nulla, credo fiutasse la loro invidia… o forse stava troppo bene perché avesse alcuna importanza… Uno che ci sapeva fare… lo avrebbe detto anche lei di sicuro se lo avesse visto… quello è uno che ci sa fare…"

10 - "A lui aveva appena iniziato a crescere la barba, indossava abiti eleganti ma non li sapeva portare… Fu lei naturalmente a pagare per il soggiorno… Era lei a parlare ed era lei a decidere ogni cosa, la voce del giovane mi è tuttora sconosciuta. Niente di strano pensavo: una mamma con il figlio, passeranno da noi qualche notte mentre sono in viaggio condividendo la stessa stanza… Poi una sera mentre sistemavo i fiori del vialetto ho visto l'ombra di lui alla finestra, appoggiato al davanzale, senza camicia, ad asciugarsi il sudore con la brezza serale… Poi una mano affusolata lo ha cinto alla vita e lo ha allontanato dalla finestra, una mano con le unghie smaltate di rosso…"

11 - "Io sono stato in guerra sa… forse gliel'ho già detto, mi perdoni ma non ricordo se gliel'ho già detto… ad ogni modo riconosco l'espressione di un uomo che ha premuto un grilletto… o che ha dovuto togliere la vita a qualcuno… o che ha voluto farlo… ce l'avevamo tutti quell'espressione… come fiori recisi che aspettano di appassire in un vaso asciutto… e aveva anche lui quell'espressione sul volto… è rimasto da noi solo una notte… Il giorno dopo i notiziari parlavano di una scena del crimine, di un omicidio… ma nessuno è mai venuto qui a chiedere nulla… "

12 -"ecco…" apre la porta e mi guarda, per la prima volta in silenzio dopo molti minuti, come in attesa di un mio contributo… "E in questa stanza?" ascolto la mia voce uscirmi dalle labbra e mi rendo conto in quel momento che i suoi racconti mi hanno completamente rapito... non ho nemmeno idea di quanto tempo sia passato da quando abbiamo aperto la prima serratura della prima stanza. "Cosa c'era in questa stanza?" chiedo insistendo. L'uomo sorride, con un'espressione soddisfatta risponde: "Me lo dica lei"

P.D. Kowalski